La storia della pallacanestro femminile – “Catarina la Grande” (di Enrico Casiraghi)

Catarina “Cata” Pollini, nata a Vicenza nel 1966, si guadagnò molto presto, ancora quattordicenne, alle prime apparizioni con le beriche, il soprannome di “Zarina”. Chi le ha dato quell’appellativo ha un nome e cognome: Franco Arturi, ai tempi inviato della Gazzetta dello Sport, di cui diventerà poi vicedirettore, legato anche per motivi di famiglia al basket femminile, dato che è marito della grande Rosi Bozzolo e padre di Giulia Arturi, l’odierna capitana del Geas.

Sentiamolo: “Catarina aveva vent’anni quando, durante la finale di coppa dei Campioni a Milano contro Düsseldorf, la vidi arpionare un rimbalzo difensivo, avviarsi in palleggio e andare a segnare in coast to coast. Ed è alta 1.96. Un fenomeno assoluto, che seguivo da quando era adolescente. La madre tedesca le aveva dato quel nome, Catarina, che in tedesco si scrive appunto con la a. Per me fu facile prima soprannominarla Catarina la Grande, ricordando l’imperatrice russa del Settecento, e poi, con un altro piccolo passo, appunto zarina, perché quello era l’appellativo esatto del personaggio storico. È stato un piacere seguire la sua carriera perché si trattava di una strepitosa campionessa, un talento in tutto degno di quello di Mabel Bocchi, l’unica giocatrice italiana che le può essere accostata. Catarina ha una decina di centimetri in più, ma entrambe fondavano le loro immense qualità su fondamentali e atletismo impareggiabili. Ho avuto anche il privilegio di salutarla, presentarla e applaudirla nel giorno in cui è stata introdotta nella Hall of Fame della Federazione Italiana”.

E infatti se Mabel Bocchi è stata la rappresentante per antonomasia del basket femminile italiano e internazionale degli anni ’70, Cata lo è stata per tutti gli anni ottanta e buona parte dei novanta. Tiziana Antonini, ex giocatrice di Vicenza dice di lei: “Cata Pollini ha 15 anni meno di me, quando ha cominciato a giocare a Vicenza ero ormai a fine carriera e credo di averci giocato contro soltanto un paio di volte. Di lei ricordo le treccine e quella faccetta da Heidi che aveva agli esordi. Da spettatrice ho apprezzato molto le sue immense doti tecniche, soprattutto perché avrebbe potuto coprire qualsiasi ruolo, per assurdo anche quello di playmaker. Ovviamente, considerata la statura, ha giocato prevalentemente da centro o da ala forte”.

Le grandi capacità di coordinazione e la sua configurazione antropometrica permettevano a Pollini, come ricorda Tiziana, di essere una giocatrice all-around e più di un suo allenatore in frangenti un po’ “tempestosi” di alcune partite le ha assegnato il compito di portare palla. È riuscita ad abbinare un ottimo tiro dalla posizione 3 e 4 alla maestria di giocare, con grande pericolosità per le avversarie, nella posizione 5 ovvero con le spalle a canestro.

Chiedo all’amico Fabio Fossati, ex coach di una grande Comense, di darmi qualche suo ricordo e impressione su Cata. Sentitelo: “Cata è stata una delle più grandi giocatrici nel panorama del basket femminile italiano, anzi per me, sicuramente la più grande. È stata la prima atleta italiana ad avere il coraggio a due mani nel confrontarsi con il basket stellare degli States, dapprima a livello di college e successivamente come protagonista nel campionato professionistico della Wnba, aprendo la strada ad atlete come Bonfiglio, Macchi, Masciadri, Zara e, in tempi recentissimi, a Cecilia Zandalasini. Pollini ha avuto l’onore di fregiarsi di un titolo Wnba, prima italiana (Houston Comets ’97) e ad essere in un draft della lega ‘pro’”.

«Purtroppo – ricorda Cata – la Wnba è partita quando avevo già 31 anni. È stato bello, ma non avevo più quell’entusiasmo incredibile verso gli Stati Uniti che avevo provato quando feci l’impossibile per giocare in Texas, con le Texas Longhorns nella Ncaa il 1987-88».

Nel menzionare il suo palmarès rischierei di dimenticare qualcosa, tante sono le vittorie e i riconoscimenti ottenuti nella sua carriera. Oltre ai numerosi titoli nazionali non si possono scordare le sette coppe dei campioni vinte con tre squadre differenti e le quatto volte (1983, 1984, 1986, 1987) che conquistò il premio come miglior giocatrice d’Europa indetto dalla Gazzetta dello Sport”. A margine di una carriera sportiva incredibile è stata la prima atleta che, forte di un carisma straordinario, ebbe la forza nel mettere in discussione lo stato professionale delle giocatrici nel basket femminile. Proprio a un lungo procedimento giudiziario da lei intentato in più sedi, si deve la parziale scomparsa del vincolo.

Dal 2000 Catarina, che ha avuto una figlia dal marito, il giornalista Sergio Ghisleni, vive in Spagna, dove ha giocato con l’Ensino Lugo (due semifinali-scudetto, una finale di Coppa della Regina) e il Valencia (vincendo una Supercoppa spagnola). La stagione successiva allo stop di “Cata” (a 40 anni compiuti) il Lugo è sceso di categoria. Pollini ne è stata successivamente vice-allenatrice, team-manager e responsabile logistica (incarichi che ricopre attualmente). Nel 2009, a 43 anni compiuti, è tornata in campo per disputare tre partite, con altrettante vittorie che hanno consentito alla sua squadra di evitare la retrocessione dalla serie A-2. Nell’estate 2009 ha acquisito il titolo di allenatrice nel supercorso Fip di Bormio. Cata Pollini è anche presidente onorario del club cestistico Nuovo Basket 2000 di Pordenone.

Con la Nazionale italiana ha giocato 252 gare segnando 3.903 punti, entrambi record assoluti “all time” (15,48 media punti/partita). Ha vinto 12 scudetti e 7 coppe Campioni (conquistate con 3 club diversi) oltre a una coppa Ronchetti e altri titoli minori. Capitana azzurra nelle ultime due Olimpiadi disputate dall’Italia (1992 e ’96). Argento agli Europei ’95.

Queste le cifre della sua prestigiosa carriera:

Partecipazione a Campionati italiani: 12
A.S. Vicenza: 1981-82, 1982-83, 1983-84, 1984-85, 1985-86, 1986-87, 1987-88;
Ahena Cesena: 1989-90;
Ginnastica Comense: 1994-95, 1995-96, 1996-97, 1997-98

Coppa dei Campioni/Eurolega f.: 7
A.S. Vicenza: 1983, 1985, 1986, 1987, 1988;
Ahena Cesena: 1991;
Ginnastica Comense: 1995

WNBA Finals: 1
Houston Comets 1997

Supercoppa di Spagna: 1
Godella Valencia 2004

Coppa Ronchetti: 1
Ahena Cesena 1994

Enrico Casiraghi (con la collaborazione di Tiziana Antonini e Fabio Fossati)

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