La storia della pallacanestro femminile – Il carisma (di Enrico Casiraghi)

Arrivai a Vicenza il 18 settembre 1968 accompagnata dall”autista della Recoaro Vicenza, squadra campione d”Italia, direttamente da un raduno della Nazionale Juniores che si era svolto a Cortina d”Ampezzo. Con me c”erano anche Rosi Bozzolo e Wanda Sandon. Fummo accompagnate direttamente in palestra (Piarda Fanton) per partecipare ad una partita amichevole di precampionato. Non conoscevo nessuno, ero molto spaesata ma orgogliosa di far parte di quella squadra. Entrammo nello spogliatoio, mi cambiai, indossai gli indumenti di gioco e poco dopo arrivarono le Senatrici della squadra. Nidia Pausich (nella foto allegata, n. d. r.) si recò al suo posto e vide che il suo gancio appendiabiti era stato occupato. Disse in tono perentorio (che non dimenticherò mai) nel suo tipico dialetto triestino: “CHI GA OCCUPADO EL MIO POSTO???” Mi sentii morire e capii in quel preciso istante cos”era il carisma e quanta strada avrei avuto da fare. Avevo 17 anni e lei ne aveva 35… Presi le mie cose e andai in un cantuccio…”.

Questo è il racconto di Tiziana Antonini, ottima giocatrice di Vicenza per molte stagioni. Poche righe, ma intrise di importanti significati.

In una rapidissima analisi del racconto vediamo la vecchia palestra di Vicenza di Piarda Fanton o affettuosamente tra i tifosi di Vicenza “la Piarda”. Ora Vicenza vanta un ottimo palazzetto dello sport, ma la Piarda fu la “tana” dove la Vicenza del basket, soprattutto femminile, costruì la sua storia e i suoi successi.

Nell’auto che veniva dal raduno di Cortina, con Tiziana c’erano altre due giocatrici che avrebbero fatto la storia del basket berico e del basket femminile nazionale: Rosi Bozzolo e Wanda Sandon, ma improvvisamente appaiono nello spogliatoio, dove Tiziana si stava preparando per la partita, “le Senatrici” (senz’altro insieme a Nidia Pausich ricordata da Tiziana, vi saranno state Nicoletta Persi e Gigia Agostinelli).

Nella scena in cui Nidia si arrabbia, perché una ragazzina aveva occupato il suo posto, leggo molte cose; due ce le spiega proprio Tiziana: il carisma e tanta strada da fare, “michette da mangiare” si diceva in gergo un tempo. Qui mi soffermo ad osservare il carattere della ragazza Tiziana; dovesse succedere una cosa del genere ai giorni nostri, la malcapitata correrebbe subito a raccontare il fatto ai genitori e facilmente tutto si risolverebbe con il riportare la borsa e nella migliore delle ipotesi cambiare sport.

Tiziana capisce che Nidia è una giocatrice di altissima classe, intuisce che ha molto da imparare da lei dal lato tecnico e da quello del comportamento; ha altre due senatrici dalle quali attingere molto in questi due ambiti e non si scoraggia. Giù la testa, diamoci dentro e la strada da fare è tanta.

L’inserimento di una giovane in una squadra senior oggi è molto più semplice. Mi piace immensamente quando al termine della gara Veronica Schieppati mi dice di essere contentissima, perché la ragazza che “cura”, come ama dire lei, (Marta Pellegrini, n. d. r.) ha giocato bene nello spazio di tempo che si è conquistata in campo.

Senz’altro Marta coltiva un grande carisma nei confronti di Veronica e anche Nidia, persona dalla scorza forse un po’ dura, ma che quando riuscivi a scalfirla vi trovavi una grande dolcezza, simboleggiò per Tiziana il suo mito: coprivano anche un ruolo analogo in campo, per cui registrare ogni azione con gli occhi e con la mente sarebbe stato per la giovane triestina tutto valore aggiunto per migliorare le sue aspirazioni cestistiche.

Ricordo, al termine della carriera, Gigia Agostinelli vestire la maglia dell’Ignis Varese in serie A femminile. Una giovanissima, approdata da poco nella squadra varesina, giocò contro la Standa una gara da dimenticare. Eravamo a cena assieme all’Ignis, Luigia la volle vicino, osservai che spesso parlottavano tra di loro. Vidi uscire dal ristorante Carla Rissone (in seguito moglie di Dodo Rusconi) con il morale totalmente opposto a quando era entrata. Forse fu da quella serata storta raddrizzata da qualche pacca sulla spalla e qualche rimbrotto della grande Gigia che Carla trovò poi tutta la franchezza per disputare un’ottima stagione.

Per una giovane è basilare sapersi costruire un carattere ed avere qualche compagna in squadra che infonda carisma: importante saperla capire, osservare ed ascoltare. Formarsi il carattere non è avere la “cresta alta”, ma è pazienza, è disponibilità, è … sentire addosso qualche gomito che punge e capire che per prendere la palla o per difendere in una determinata posizione del campo bisogna imparare a “far sentire” la propria presenza.

Tonino Zorzi si trovò a “costruire” una squadra giovane, la Canon Venezia dei Gorghetto, Milani, Zanon, Barbazza, Steve Hawes. Fu molto felice che Sauro Bufalini avesse deciso di rimanere a fare da chioccia (come diceva Tonino) a quel gruppo. Sauro era il vero giocatore di grande tecnica e di carisma: “Saurone mi ha insegnato l’amicizia in campo e fuori dal campo. Che tempi meravigliosi”, diceva di lui Manfredo Fucile che divenne in seguito la bandiera della Napoli cestistica. Beh, si narra anche che Fabio Fossati, poi ottimo coach della pallacanestro Comense, volò a cinque metri, come dice lui, quando andò a sbattere su un blocco di Sauro, che oltre a carisma era anche… consistenza.

La chioccia Bufalini, contribuì insieme al grande lavoro di Zorzi a far cogliere alla squadra lagunare grandi successi e mietere enormi soddisfazioni.

Ritorno sulla frase di Tiziana: “Avevo 17 anni e lei ne aveva 35… Presi le mie cose e andai in un cantuccio…” e dal quel cantuccio, sono certo, osservò Nidia, con grande umiltà e si prefisse che giorno dopo giorno avrebbe imparato qualcosa da lei, altrettanto umilmente avrebbe chiesto qualche consiglio e, certamente, avrà avuto delle risposte convincenti seguite da una pacca sulle spalle quando si apprestava per il cambio ed un cinque a mano aperta ad attenderla al ritorno in panchina.

CARISMA… grande potere del carisma e della voglia di imparare e di crescere grazie e insieme al basket.

Enrico Casiraghi

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