A seguito delle 48 ore più discusse della storia recente del basket femminile, coach Cinzia Zanotti ha rimandato al mittente la proposta giuntale dalla Pallacanestro Brescia. Un fulmine a ciel sereno che aveva squassato la domenica mattina, lasciando tutti di sasso. Orgoglioso il GEAS, nelle parole del GM Cecco Vescovi, nonostante la squadra per la stagione 25/26 fosse già completa.

Orgogliosa la stessa Zanotti: ad oggi l’unica donna ad allenare in serie A1 Femminile, avrebbe sfatato l’ennesimo tabù della sua prestigiosa carriera. Perchè, è bene sottolinearlo, finora mai nessuna donna ha coperto il ruolo di capo allenatore nel maschile! Un tabù destinato però a durare ancora, vista la scelta definitiva dell’allenatrice di origini bresciane.

Nelle ultime 48 ore di cose se ne sono dette tante, tra social impazziti e tam tam mediatico che non attendeva altro se non il responso di coach Zanotti. Che ci ha pensato, ha riflettuto e valutato tutte le incognite, soppesato la situazione attuale del percorso di crescita del GEAS, ed infine ha scelto di restare in rossonero.
Raggiunta telefonicamente in questo caldo giugno, Cinzia non si è negata ad una lunga intervista in cui si è sviscerato tanto, partendo da una proposta lusinghiera e terminando sulle differenze tra maschile e femminile, che spesso però sono solo negli occhi di chi maliziosamente guarda…

Sono state 48 ore decisamente movimentate quelle appena trascorse. Partiamo dall’inizio: cosa ha suscitato in te, bresciana al 100%, il sondaggio della squadra della tua città, reduce da una cavalcata playoff da annali?
Sono rimasta super lusingata onestamente. Mi ha fatto tantissimo piacere, nel senso che la proposta del sig. Ferrari, arrivata, mi ha lasciato stupita e perplessa.
Alla fine ho detto “Perché non valutarla, è una grande opportunità!
Il signor Ferrari si è dimostrato una persona di spessore, specchio di quella che è una delle società più stimabili e apprezzate di tutto il panorama nazionale.
Brescia è una società con un pensiero che va oltre le cose scontate, frutto di quest’uomo che è anche geniale. Sicuramente la Germani l’anno scorso ha scelto Peppe Poeta, che non aveva ancora avuto esperienze da allenatore, ed ha fatto un campionato incredibile.
Sarà una panchina che scotta, difficile raggiungere un’altra finale Scudetto.

Da parte del GEAS c’è stata ampia apertura e totale libertà nel lasciarti libera scelta. Te lo aspettavi?
II GEAS è casa per me, non mi aspettavo che mi ostacolassero, ma anzi ne sarebbero anch’essi stati orgogliosi. Ovvio che la pallacanestro maschile e femminile sono due realtà diverse: entri al PalaLeonessa ed è pieno di gente, noi al PalaAllende cerchiamo di attirare ancor più persone.
Gli impegni sono impegni: la squadra l’ho fatta, ci avevo messo la faccia e gli impegni vanno rispettati. Sono state importanti le parole che avevo speso nei confronti di tutti, anche questa cosa ha super pesato nella scelta.
Quali ragioni ti avrebbero fatto propendere per accettare la proposta e quali, invece, ti hanno convinto a declinarla?
Sicuramente allenare il maschile non è stato mai il mio pensiero, ovvio che quando è arrivata questa offerta ci ho pensato: è un mondo diverso. Ma ciò che mi ha fatto più specie sono stati i miliardi di messaggi di incitamento: “entri nella storia”, “non è mai successo”.
Ciò che mi ha fatto riflettere di più sono state, purtroppo le tempistiche, che erano davvero troppo strette, e non solo dal punto di vista del campo: conoscenza dei giocatori, rapporti di campo… Tante piccole variabili che mi hanno fatto propendere per il no.

Ieri mattina ho aperto i social e, letta la notizia, mi è caduto l’occhio sui classici commenti da social. Persone che nemmeno sanno la carriera che hai avuto, quanto hai dovuto combattere per arrivare dove sei, cosa hai costruito in questi anni… Eppure la tua candidatura veniva vista come una boutade per far parlare
La maggior parte dei commenti che ho avuto erano personali, anche da parte di tanti tifosi di Brescia tutti assolutamente positivi. Poi chi non risica non rosica. La gente che spara così a caso c’è sempre, i social manco li leggo più. Non si può avere tutto, lascio perdere e tiro avanti per la mia strada. Non mi ha dato fastidio chi ha sparlato di me come allenatrice, quanto più chi mette sul piatto delle cose diverse: l’aspetto fisico, la capigliatura…

Oltre la libertà, sicuramente anche l’orgoglio emerso dalle parole del GM e di tutto l’ambiente GEAS. Quanto hai seminato in questi anni in quella che è la tua seconda casa direi che è davvero prezioso!
Ho negli occhi la faccia delle bimbe delle U19 e U17 che hanno fatto poche settimane fa le Finali Nazionali: la loro delusione, la gioia… Questo per me è impagabile. La speranza che leggi nei loro occhi, che vogliono fortissimamente fare qualcosa nella pallacanestro: ecco cosa davvero ha valore.
C’è qualcosa che ti ha fatto riflettere in queste ultime ore da film hollywoodiano? Dopo tutto questo turbinio di situazioni, come ne esce la Cinzia allenatrice e la Cinzia donna?
Mi sento di uscirne bene, ho avuto una proposta e l’ho valutata, sono lusingata ed entusiasta che Ferrari mi abbia fatto quest’offerta. E’ stata una cosa su cui riflettere, poi mi sento la stessa persona.
Mi è piaciuto il fatto che si è parlato e che si sia aperto un minimo di comunicazione tra maschile e femminile, non sono e non devono essere due mondi separati. Sicuramente ci sono delle differenze, ma non sono due mondi diversi, pensa Schio: cosa ha da invidiare ad una società maschile? Il GEAS fa di tutto per avvicinarsi a quel mondo, poi ovviamente il soldo aiuta.

