1955

LA FONDAZIONE E GLI ESORDI

Siamo alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso. Sesto San Giovanni è una città industriale in vorticosa espansione al confine nord di Milano. All’interno del Gruppo Escursionistico Atletico Sestese (più tardi il termine Sportivo si sostituì a Sestese), le cui iniziali formano la sigla GEAS destinata a diventare celeberrima, e che continua ad essere ancor oggi una polisportiva con 13 discipline e oltre 7.000 iscritti, viene creata nell’ottobre 1955 una sezione di basket femminile. Aderiscono 25 ragazze, vere e proprie pioniere della pallacanestro locale in un’epoca in cui ben poche donne in Italia la praticavano, e ovviamente il seguito non andava oltre una ristrettissima cerchia di appassionati. Le cronache raccontano che la più alta di quelle giocatrici superava di poco il metro e 70, e che il primo allenatore fu Angelo Mesnari. Nella stagione 1956/57 la squadra viene iscritta al suo primo campionato, disputando la sua partita ufficiale d’esordio contro una formazione di Novara, con una sconfitta di misura (11-10 l’emblematico punteggio). È l’inizio di una lunga e gloriosa storia. Tutta la città comincia ad interessarsi alla pallacanestro e il GEAS diventa un punto di riferimento di questo sport, non soltanto localmente. Nel 1963 il Geas Basket, pur partecipando al campionato di serie B, compie una storica trasferta in Unione Sovietica e da questo momento inizia la scalata della società ai vertici del basket italiano ed europeo.

1966

LA PRIMA PROMOZIONE IN SERIE A

Nel 1965/66, dopo un drammatico spareggio a quattro disputato a Roma, il Geas conquista il titolo di Campione d'Italia della serie B e con esso la promozione in serie A

1968

LA PRESIDENZA MAUMARY: I GRANDI TRIONFI

Il ciclo che portò il Geas Basket a dominare praticamente per un decennio coincise con la presidenza di Azeglio Maumary, dal 1968 al 1980. Bergamasco di origine svizzere, Maumary aveva fatto fortuna come costruttore edile nella Sesto San Giovanni fiorente polo industriale nel boom del dopoguerra. Appassionatissimo anche di arte, nello sport iniziò con il trotto, affermandosi sia come proprietario di una importante scuderia, sia come “gentleman driver” dei suoi stessi cavalli. Proprio dopo un grave incidente in corsa, scoprì il basket e divenne l’artefice del “Grande Geas”. Il Geas di Maumary aveva due capisaldi in apparenza opposti, in realtà perfettamente complementari: l’acquisto sistematico, estate dopo estate, di gran parte dei pezzi più pregiati del mercato e un vivaio in grado di mietere allori, con 8 scudetti giovanili, e di produrre forze fresche per garantire il ricambio alle veterane, in un’epoca in cui, per mille motivi, la carriera media delle cestiste durava meno di adesso, e non si poteva attingere all’inesauribile mercato estero come oggi. La serie A era a quei tempi un campionato a 10 squadre, che durava appena da metà novembre a fine marzo: 18 giornate, chi arrivava primo vinceva, niente playoff. Si giocava in palestre come l’Itis di via Leopardi a Sesto, non c’erano straniere, i punteggi medi oscillavano tra i 40 e i 50 punti, lo squilibrio tra prime e ultime della classe era enorme.

1969

IL PRIMO SCUDETTO

Proprio agli albori del decennio, stagione 1969/70, il Geas Basket, dopo una lotta emozionante, mise il tassello iniziale della sua egemonia con la conquista del primo storico scudetto. All’ultima giornata il calendario mise di fronte la Standa Milano e il Geas, appaiate a 30 punti con due sole sconfitte a testa in 17 giornate. Sesto aveva commesso due passi falsi in trasferta nelle prime 5 giornate, ma poi non aveva più sbagliato un colpo, vincendo nettamente anche lo scontro diretto d’andata in casa della Standa: 30-45. Le milanesi furono poi travolte in casa di Vicenza, campione d'Italia da cinque stagioni consecutive, là dove il Geas, nella penultima giornata, fece il colpo gobbo per un solo punto 53-54, scucendo il tricolore dalle maglie delle venete e guadagnandosi la chance di prenderne il posto nell’albo d’oro in caso di vittoria con la Standa. Il derby che assegnava il primo scudetto degli anni Settanta si concluse con un 47-43 per le sestesi, sul tetto d’Italia per la prima volta. Quella allenata da Luisito Trevisan era una squadra che difendeva fortissimo e aveva l’attacco più equilibrato di tutte: nessuna delle rossonere raggiunse i 10 punti di media in campionato, ma ben sei ne segnarono più di 100 complessivi. La top scorer fu Silvana Grisotto (che poi avrebbe sposato Azeglio Maumary), seguita da Paola Bordon, Lucia Colavizza, Paola Dalla Longa e Renata Moreschi. Nella stessa stagione esordì nel Geas una giovane, arrivata proprio quell’anno da Avellino, ma parmense di nascita, di cui si sarebbe sentito molto parlare. Anzi, sarebbe diventata, ed è tuttora, la giocatrice per antonomasia del basket femminile italiano, come Dino Meneghin tra gli uomini: Liliana Bocchi, ala grande, per tutti Mabel, ma anche “la Divina”.

1970

GLI ANNI '70: IL DOMINIO IN ITALIA

Il secondo titolo, nel 1970/71, arrivò in modo molto simile al primo: anche stavolta Geas, Standa e Vicenza, con l’aggiunta di Treviso, spalla a spalla fino all’ultimo (d’altronde, in sole 18 giornate era difficile fare il vuoto in classifica) con il “derbissimo” Sesto-Milano stavolta in calendario alla penultima giornata. Il Geas vinse 49-42 e, grazie ancora a Vicenza che la settimana prima aveva espugnato Milano, dovette solo battere la modesta Brescia nel turno conclusivo per assicurarsi lo scudetto. Questa seconda edizione tricolore delle rossonere aveva due terminali principi ben definiti, Bocchi, alla sua prima stagione da stella assoluta, e la tiratrice “tascabile” Lucia Colavizza, spalleggiate da Luigina Agostinelli. L’anno dopo, 1971/72, il campionato si allargò a 12 squadre, ma l'ordine d'arrivo fu lo stesso: Sesto prima, Milano seconda, Vicenza terza. Stavolta la Standa si aggiudicò l'ultimo scontro diretto, alla penultima giornata, ma non bastò, perché vi era arrivato a -4 in classifica. Nel Geas della tripletta, ad affiancare una sempre più dominante Bocchi era arrivata da Vicenza, dove aveva già vinto due scudetti alla fine degli anni Sessanta, l’altra colonna portante della dinastia: Rosetta "Rosi" Bozzolo, playmaker, madre di Giulia Arturi. Rosi fu la seconda marcatrice del Geas, quell'anno, dietro Bocchi; la terza fu Barbara Costa, arrivata insieme a Bozzolo da Vicenza, rimanendo però solo una stagione prima di passare a Milano. E proprio la Standa strappò il titolo al Geas nel 1972/73 che però si rifece vincendo la Coppa Italia. Mabel Bocchi dovette saltare varie partite, e non bastarono Bozzolo, il nuovo acquisto Licia Toriser e la crescita di Agostinelli e Colavizza. Milano si aggiudicò entrambi gli scontri diretti col Geas, conquistando lo scudetto con una facile vittoria all'ultima giornata sul Peg, la seconda squadra di Sesto che si era affacciata quell'anno alla massima serie, salvandosi a fatica. Entrambe le grandi rivali erano allenate da tecnici slavi: la Standa da Milan Vasojevic, il Geas da Jaroslav Demsar “portato in dote” dalla moglie Maria Veger, fortissima jugoslava ingaggiata solo per la Coppa Campioni, in quanto le straniere restavano bandite dal campionato italiano. Ma quello scudetto era destinato a rimanere l'unico per Milano. Nei cinque anni successivi la “valanga rossonera” travolse tutto. Nel 1973/74, passato nelle mani del giovane Claudio Vandoni, il Geas completò una stagione-capolavoro, 22 partite senza sconfitte, compresi due scontri diretti vinti alla grande sulla Standa. Con Mabel Bocchi stavolta sempre presente, con Bozzolo, Toriser, Colavizza, la nuova Tiziana Fasso (un’altra delle tante azzurre in maglia Geas), e la crescita di una giovane che avrebbe fatto strada, Cristina Tonelli, non ce ne fu per nessuno. Il dominio fu ancora più netto nel 1974/75. Ancora una "perfect season", 22 su 22, mentre le avversarie guardarono col binocolo: Roma e Treviso staccate di 10 punti, Milano solo quarta a -12. Fu forse questo il Geas più forte di sempre, avendo inserito altri due elementi di spicco: Manuela Peri e soprattutto Wanda Sandon, il terzo grande pilastro della dinastia, già compagna di Bozzolo nella Vicenza tricolore '69. Era un pivot completo: fisico, tecnica e mentalità vincente che avrebbe esportato in varie altre piazze nella sua lunghissima carriera, terminata all'inizio degli anni Novanta col quarto posto assoluto per presenze e punti in Nazionale. Nel 1975/76 cambiò l'allenatore, con l’arrivo di Dante Gurioli, ma rimase tutto uguale in campo, salvo il fatto che il Geas perse alla settima giornata contro l'emergente Treviso e vide interrotta a 51 la sua serie di vittorie consecutive in campionato. Fu l'unico piccolo neo di un'altra annata trionfale. Eppure Sesto dovette fare a meno di Bozzolo per tutta la stagione. Ma per il tricolore numero 6 della serie bastarono la solidità di Sandon e Peri, una Tonelli diventata ormai protagonista e, ovviamente, una Mabel Bocchi al top della carriera: la "Divina" veniva da un Mondiale 1975 giocato alla grande, trascinando la Nazionale a uno storico quarto posto (tuttora il nostro miglior risultato di sempre a livello intercontinentale) che faceva il paio con il bronzo ottenuto l'anno prima agli Europei di Cagliari. Mabel fu nominata miglior giocatrice del mondo dalla federazione internazionale per il 1975, e il quintetto delle azzurre coincideva in gran parte con quello rossonero. Sul finire degli anni Settanta il massimo campionato femminile era cresciuto sotto ogni aspetto. Il gioco si era fatto più veloce, i punteggi salivano di stagione in stagione, l’interesse - come avveniva, fatte le debite proporzioni, nel basket maschile - stava lievitando. Nel 1976/77 la serie A fu allargata a 16 squadre e durò da fine ottobre a metà maggio, per ben 28 giornate suddivise in due fasi. Nella seconda, detta “poule scudetto”, confluivano le migliori squadre, e fu lì che il Geas, sconfitto “ben” 3 volte nella prima fase, tornò il tritacarne degli anni precedenti e stroncò le avversarie con 14 vittorie su 14 e un clamoroso +10 in classifica sulla seconda, Treviso. Coach Dante Gurioli ritrovò Bozzolo dopo un anno di assenza, dovette fare a meno di Bocchi per alcune partite, ma ebbe grandi cose dal trio formato da Tonelli, Sandon e un nuovo acquisto da Busto Arsizio, l’ala-pivot Rosa Maria “Lella” Battistella, madre dell’azzurro Andrea Crosariol: una grande protagonista dell’ultima fase della dinastia. Mentre cresceva il ruolo di Dora Ciaccia e s’affacciavano le giovanissime Marina Re e Maria Baldini. Uno dei segreti della longevità del predominio sestese era proprio la capacità di innestare ogni anno una o due giocatrici di valore da fuori, senza dimenticarsi di far crescere i prodotti del vivaio.

1972

LA CONQUISTA DELL'EUROPA

Nonostante i ripetuti successi in campo nazionale, al Geas mancava ancora la ciliegina sulla torta, la grande consacrazione in campo europeo, un traguardo diventato, se non proprio un’ossessione, certo un chiodo fisso dopo che, per ben 4 volte (1972, 1973, 1975 e 1977), la corsa si era arenata in semifinale, nonostante l’apporto della jugoslava Maria Veger che era utilizzabile dal Geas solo in Coppa, visto che le straniere non erano ammesse in campionato. Con Veger erano andate vicinissime, le rossonere allora dirette da Claudio Vandoni, a conquistare nel 1974 la seconda competizione continentale, la Coppa Ronchetti. La doppia finale contro le sovietiche dello Spartak Leningrado finì in beffa: il Geas perse di 10 la partita di andata in Russia, e al ritorno in casa vinse di 8, mancando quindi il trofeo per un solo canestro di differenza. Era comunque la prima volta che una squadra italiana riusciva a batterne una targata Urss. In Coppa Campioni, invece, a sbarrare la strada a Bocchi e compagne era soprattutto il Daugawa Riga, la corazzata per eccellenza del basket sovietico (oggi sarebbero lèttoni), vincitrice di ben 16 delle prime 19 edizioni della Coppa: una cifra mostruosa che sarebbe stata arrotondata da altri due trionfi all’inizio degli anni Ottanta, prima del declino. Una tirannia assoluta che con la presenza in mezzo all’area di Uljana Semionova, immensa pivot di 2,13, non un modello di leggiadria e agilità ma dotata di tecnica più che rispettabile, sembrava impossibile da scalfire. C'è una famosa foto, emblematica di quegli anni di duelli europei: Mabel Bocchi sospesa in aria mentre cerca di aggirare la mole e i tentacoli del totem del Daugawa, saldamente piantato per terra. Era talmente fuori categoria, Semionova, che la Gazzetta dello Sport, quando creò il suo premio annuale per il miglior giocatore e giocatrice d’Europa, dopo la prima edizione la escluse dal voto per… manifesta superiorità. Ma nella seconda metà degli anni ‘70, le squadre sovietiche presero l’abitudine di rinunciare alle coppe europee nell’imminenza delle Olimpiadi. Così avvenne nel 1976 per i Giochi di Montreal e ne approfittò lo Sparta Praga per vincere la Coppa Campioni. Per prepararsi a Mosca 1980, le Olimpiadi di casa, i club dell’Urss saltarono addirittura un triennio di coppe, a partire dal 1977/78. Così, quell’anno, il Geas, nel frattempo passato sotto coach Fabio Guidoni, aveva la grande occasione. Ma doveva sfruttarla, perché il tempo passava e forse non ce ne sarebbe stata un’altra. A Nizza, Costa Azzurra, il 30 marzo 1978, mentre l’Italia era sotto choc per il rapimento di Aldo Moro, avvenuto due settimane prima per mano delle Brigate Rosse, le sestesi fronteggiavano lo Sparta Praga nella finalissima di Coppa Campioni. Fu la vittoria del dinamismo e dell’organizzazione di gioco delle rossonere contro la maggior stazza delle cecoslovacche. Con Bocchi scatenata nel primo tempo e Battistella in grande evidenza nel secondo, le sestesi, a parte un passaggio a vuoto prima dell’intervallo, che consentì allo Sparta di andare al riposo sul +1, comandarono le operazioni, sfruttando anche un’attenta zona che chiuse l’area e costrinse le avversarie a sparacchiare da fuori. Finì 74-66 e il Geas salì sul tetto d’Europa. Questo lo storico tabellino per le rossonere: Baldini, Battistella 22, Bocchi 22, Bozzolo 8, Ciaccia 11, Cesati, Fogliani, Re, Sandon 2, Tonelli 9. L’impresa regalò al basket femminile italiano un momento di visibilità mai raggiunto prima. Così iniziava l’articolo di Franco Arturi sulla Gazzetta dello Sport: «È fatta. Il Geas è campione. Mabel Bocchi, sulle spalle delle centinaia di tifosi giunti da Sesto S. Giovanni, taglia la retina come è consuetudine nelle grandi occasioni, come finora avevamo visto fare solo dai Meneghin e dai Marzorati. Un successo lungamente sognato, sofferto e fortemente voluto»: e il titolo dell'impresa campeggiava a nove colonne sulla prima pagina del quotidiano sportivo più diffuso. Era una pietra miliare per l’intero sport italiano in rosa, il primo titolo continentale nelle grandi discipline a squadre. E nel basket femminile nessun club “occidentale”, cioè fuori del blocco comunista, aveva mai vinto la Coppa Campioni. La gloriosa giornata di Nizza fu simbolicamente la chiusura in grande stile della dinastia, il traguardo finale, anche se l’ultimo trofeo in ordine cronologico arrivò una quindicina di giorni dopo, a metà aprile 1978, con il quinto scudetto consecutivo. Il più sofferto degli ultimi anni, perché le eroine di Sesto erano legittimamente stanche, e perché le avversarie stavano crescendo, decise a rovesciare, prima o poi, il regno del Geas. Due grandi metropoli, Torino e Roma, con sponsor importanti, mezzi economici e giocatrici di prim’ordine, avevano affiancato Treviso e Milano nel lanciare il guanto di sfida alle regine di Sesto. Ma Bocchi, Bozzolo e compagne, per una volta ancora, furono più forti di tutto, anche delle fatiche di Coppa Campioni, e riuscirono, per soli due punti nella poule-scudetto, a difendere il tricolore. Fu decisivo anche l’aiuto della sorte: Roma, tagliata fuori dai giochi, batté Torino all’ultima giornata, facendo sfumare per le piemontesi lo spareggio con il Geas. A suggello di quell’annata memorabile, Mabel Bocchi fu eletta miglior giocatrice europea del 1978 dalla rivista «Giganti del Basket».

1973

BOCCHI E BOZZOLO, LE DUE GRANDISSIME

Sono tante, anche più di quelle che siamo riusciti a menzionare nella nostra rassegna, le grandi giocatrici che hanno contribuito alla dinastia del Geas negli anni Settanta. Ma gli autentici simboli dell’epoca, non solo per il club sestese ma per il basket femminile e lo sport-donne in generale, sono Mabel Bocchi e Rosi Bozzolo. Insieme alla mezzofondista Paola Pigni, alla nuotatrice Novella Calligaris e alla saltatrice in alto Sara Simeoni, queste ragazze fecero definitivamente uscire lo sport italiano dalla fase pionieristica-amatoriale proiettandola in una modernità fatta di pieno impegno, a livello maschile. Bocchi, classe 1953, è stata un grande personaggio dentro e poi anche fuori dal parquet (la aspettava un futuro da conduttrice e volto noto televisivo, poi di giornalista sulla carta stampata). Un’ala forte dalle doti fisiche clamorosamente avanti rispetto alla sua epoca, alle quali abbinava una tecnica divenuta negli anni sempre più sopraffina. Nonostante una carriera tormentata dagli infortuni e terminata relativamente presto, il livello raggiunto da Mabel nell’arco dei suoi 5-6 anni migliori fu tale che ancora oggi, alla domanda “chi è stata la miglior giocatrice italiana di tutti i tempi?”, è molto difficile che qualcuno risponda con un nome diverso dal suo. Bozzolo, classe 1950, regista dal fisico apparentemente minuto ma in realtà d’insospettabile forza oltre che d’inesauribile resistenza (si narrano aneddoti e leggende sui suoi risultati nei test atletici, e ancora oggi è un’ottima “runner” nei dintorni del Monte Stella a Milano, dove risiede), è considerata dalla maggioranza degli addetti ai lavori il miglior playmaker di tutti i tempi del nostro basket femminile. Una leader nata, direttore ideale di un’orchestra di talenti, era come Bocchi almeno un decennio in anticipo rispetto ai suoi tempi per il modo d’interpretare il suo ruolo, anzi potremmo dire di crearlo, visto che prima di Bozzolo non esisteva in Italia un esempio di play “moderno”, così come prima di Bocchi non esisteva l’ala grande. La loro diversità di taglia fisica, stile di gioco, carattere (Bocchi estrosa, vulcanica, imprevedibile; Bozzolo riflessiva, concreta, dalla volontà di ferro) seppe produrre una perfetta alchimia che fornì al Geas l’asse portante intorno al quale s’innestavano gli altri talenti avvicendatisi di anno in anno in maglia rossonera. Per questi meriti entrambe le giocatrici sono state ammesse fra le prime nella Hall of Fame del basket italiano, il più prestigioso riconoscimento conferito dalla nostra federazione. A tutto il 2011 erano ancora soltanto 5 le donne in questo ristrettissimo elenco: oltre alle due stelle del Geas vi figuravano Nidia Pausich, Nicoletta Persi e Lidia Gorlin. La Hall of Fame (“galleria della gloria”, potremmo tradurre) del basket italiano raccoglie i nomi più nobili del nostro sport nei vari ruoli: atleti, allenatori, dirigenti, arbitri, giornalisti.

1975

IL VALORE STORICO DELL'EPOPEA GEAS

Negli anni Settanta la bacheca del Geas, che oggi fa impressionante mostra di sé nella sede di viale Marelli a Sesto, si arricchì del seguente palmarès complessivo: 8 scudetti, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni e 8 titoli giovanili (tre scudetti juniores, tre scudetti allieve, uno scudetto ragazze e uno scudetto propaganda). Ma l’importanza di quell’epopea non può essere descritta solo dall’elenco dei trofei. Ci sono state, in seguito, altre due grandi dinastie, che hanno vinto come e più del Geas: quella di Vicenza (7 scudetti e 5 Coppe Campioni negli anni Ottanta) e quella della Comense (9 scudetti e 2 titoli europei nei Novanta). Ma nessuna di queste ha portato il basket femminile italiano in un’altra dimensione come le imprese di Bocchi e compagne. Come spiegò il grande giornalista Gianni Menichelli sulla rivista Giganti del Basket: «Non dimentico che cosa è stato il Geas per tutti gli anni ’70. Semplice: il basket femminile in Italia. Prima, di basket donne da noi non se ne faceva. Palla al cesto, tutt’al più. Non vorrei offendere le pioniere, per le quali ho nutrito simpatia: ma valore spettacolare zero; valore internazionale zero; valore sociale zero; nel senso che quello sport là non interessava a nessuno, in tutta Italia lo praticavano un paio di migliaia di ragazze. Poi venne il Geas. Il basket femminile italiano è nato lì, in quella assurda, meravigliosa palestrina d’istituto tecnico, su quel linoleum verde spezzamuscoli, il giorno in cui il portafogli pieno, il cuore grande, la testa fina di Azeglio Maumary si misero a disposizione di un club che offriva un patrimonio di persone egregie, passione, abnegazione e chiedeva solo i mezzi, un programma, un obiettivo (...). Alla fine dell’era Geas il panorama del basket femminile italiano era profondamente mutato: quarantamila tesserate, campionati veri, spettacolo apprezzabile, quotazione internazionale consolidata, con quella nazionale – zeppa allora di geassine – quarta al mondo e avviata a guadagnarsi il gettone olimpico di Mosca».

1978

UN PERIODO DI ALTI E BASSI

La fine degli anni ’70 segnò il crepuscolo della dinastia rossonera. A partire dal 1978/79 il gruppo d’oro cominciò a separarsi: Sandon passò a Torino e vinse subito lo scudetto, detronizzando il Geas (solo quarto), che ebbe Bocchi e Bozzolo solo per metà stagione, l’una per infortunio, l’altra perché inizialmente s’era ritirata per un ruolo dirigenziale, prima di tornare sui suoi passi. Nel 1979/80, Mabel si trasferì alla seconda squadra di Torino e alla fine della stagione Azeglio Maumary lasciò la presidenza. Il campionato di A1 si preparava a cambiare volto, entrando nell’era dei playoff, dei palasport pieni, delle straniere e del tiro da 3 punti. Un’epoca di successo per il basket femminile di cui il Geas (che per molti versi, come abbiamo detto, ne aveva posto le basi) sarebbe stato protagonista marginale, pur con qualche “lampo” di prestigio. Vanno ricordate le semifinali raggiunte nel 1986 e nel 1987 con gli allenatori Morabito e Gualtieri e una grande stella come l’americana Valerie Still, ma nel complesso il club sestese non sarebbe più stato ai vertici assoluti, alternando retrocessioni a promozioni e vari sponsor e assetti societari, non sempre tali da assicurare solidità. Dopo quella di breve durata del 1984, è datata 1993 la discesa in A2 che avrebbe tenuto il Geas lontano dalla massima serie per addirittura un quindicennio.

1997

LA PRESIDENZA CARZANIGA

Dalla stagione 1997/98, con la nomina a presidente della società di Natalino Carzaniga, il Geas Basket tornò a pianificare il futuro puntando sulle giovani e crescendo un vivaio che non aveva mai smesso di dare soddisfazioni. Il club rossonero, scivolato nel frattempo in Serie B, conquistò nella stagione 2001/02 una meritatissima promozione in A2. Nel 2002/03, con una squadra dall’età media decisamente bassa, il Geas conquistò la permanenza in A2 attraverso i playout, mentre nel 2003/04 chiuse il girone Nord con un sorprendente terzo posto, assicurandosi il diritto di disputare i playoff, in cui perse nei quarti di finale con Cervia. Il settore giovanile del Geas, in quello stesso 2003/04, regalò al suo presidente e alla società una grandissima soddisfazione, laureandosi campione d'Italia Juniores nella finale di Pescara del 12 giugno. In quel gruppo, allenato da Maurizio Frigerio, c’erano talenti che qualche anno più tardi si sarebbero ritrovati insieme a difendere i colori del club in A1: Arturi, Zanoni e un’appena quindicenne Crippa. Nella stagione 2004/05, dopo un avvincente campionato, il Geas di Frigerio sfiorò la promozione in serie A1: dopo un inizio titubante e una straordinaria rimonta, terminò in testa alla classifica a pari merito con Cavezzo e Vicenza, ma a causa degli scontri diretti il primo posto (valido per il salto di categoria diretto: quell’anno non c’erano i playoff) fu assegnato alle emiliane. Nelle stagioni 2005/06 e 2006/07 il Geas confermò la permanenza in A2 piazzandosi a metà classifica. Nel complesso, queste 5 annate seguenti al ritorno nel secondo campionato meritano di essere ricordate come un periodo di consolidamento e di semina per il futuro, in cui nel club rossonero – capitanato da Annalisa Censini, la “bandiera” dei tre lustri di lontananza dalla massima serie – crebbero e furono valorizzate giovani giocatrici destinate a calcare i parquet dell’A1, inizialmente dovendo lasciare Sesto, poi invece potendolo fare con la maglia della loro “alma mater”. Nessuno però poteva immaginare, nell’estate 2007, gli incredibili eventi che avrebbero sconvolto nel bene e nel male il club rossonero nei 12 mesi successivi.

2008

MAGGIO 2008: DALLA TRAGEDIA AL MIRACOLO

Nella stagione 2007/08 il presidente Carzaniga convinse Roberto Galli a tornare in panchina dopo ben 19 anni. Galli aveva cominciato nel Geas una carriera di allenatore che negli anni ‘80 lo aveva portato al vertice del basket femminile, in particolare con la conquista dello scudetto 1984 a Vicenza e la disputa di 5 finali, fra campionato e coppe europee, alla guida di Milano. Il Geas, trascinato dall’ala-pivot cubana Yadiletsy Rios e da un gruppo italiano che, pur con un’età media giovane, aveva raggiunto una splendida maturità cestistica per l’A2, si mantenne per tutto il campionato nelle prime posizioni di classifica, assicurandosi l’accesso ai playoff con due giornate d’anticipo rispetto alla fine del girone di ritorno, oltre a mostrare un gioco brillante, votato all’attacco e allo spettacolo pur nella concretezza dei risultati. Ma proprio alla vigilia dei playoff il Geas perse improvvisamente il suo presidente, fulminato da un infarto. Le ragazze di Nat vissero per tutti i playoff in un'altra dimensione, in un clima surreale, tra lacrime e canestri accompagnate da uno striscione a bordo campo: “Come te nessuno mai! Grazie Nat”. Sia in semifinale che in finale la squadra ribaltò la serie dopo aver perso gara-1. Prima venne eliminata la favorita Bologna dopo una memorabile volata in gara-3 di semifinale, disputata nel celebre PalaDozza. Poi venne battuta Crema, con la quale il Geas non partiva sfavorito, ma doveva fare a meno del suo pivot Calastri, messo fuori combattimento dalla frattura del setto nasale per una gomitata subita in semifinale. La differenza la fecero, mai come in quella occasione, la motivazione, la forza interiore, la voglia di regalare allo scomparso presidente quel sogno costruito giorno per giorno, mattone dopo mattone, con una passione sincera, che lui, come nessun altro, avrebbe meritato di vivere e di godere. Dopo 30 anni dal trionfo in Coppa Campioni e 15 dall’ultima apparizione nella massima serie, il 24 maggio 2008, battendo Crema per 75-71 nella decisiva gara-3 di finale promozione, il Geas Basket riconquistò il diritto di partecipare al campionato nazionale di A1. A conferma del valore del vivaio coltivato dallo scomparso “Nat”, pochi giorni dopo fu sfiorato uno storico bis di successi, arrivando alla finalissima della categoria Under 19.

2008

IL RITORNO IN A1 E LA PRESIDENZA MAZZOLENI

Dopo la scomparsa di Natalino Carzaniga, il professor Mario Mazzoleni decide di assumere la presidenza della società e di affrontare quindi la sfida della Serie A1, evitando così il probabile fallimento di una delle società "storiche" del basket femminile italiano. Oltre all’encomiabile lavoro della dirigenza, è fondamentale l’arrivo, nell’autunno 2008, della sponsorizzazione Bracco, azienda leader nel settore farmaceutico italiano ed europeo. Nella stagione 2008/09 il Geas fa sbarcare a Sesto San Giovanni (e sul parquet di Cinisello, nuova casa per le partite interne) Ticha Penicheiro, una tra le più forti playmaker a livello mondiale, Clarisse Machanguana, Iciss Tillis, la nazionale italiana Manuela Zanon e conferma pressoché in blocco il gruppo delle atlete italiane, la maggior parte cresciute nel vivaio della società, che l'anno precedente si erano conquistate sul campo la promozione nella massima serie. Tra queste la nuova capitana Frantini, Calastri e le giovani Arturi e Crippa. La squadra disputa un ottimo campionato, sfiora la qualificazione alle Final Four di Coppa Italia e chiude la stagione regolare al sesto posto, garantendosi così la partecipazione ai playoff, dove ai quarti di finale cede il passo con onore alla Reyer Venezia, che poi arriverà a giocarsi lo scudetto in finale con Taranto. In quell’annata, il Geas vince almeno una volta contro tutte le avversarie e viene riconosciuta dagli addetti ai lavori come squadra "rivelazione" del campionato. Nella stagione 2009/10 la squadra si riconferma ad alti livelli. Dopo una prima parte condizionata dagli infortuni, rimonta nel girone di ritorno, conquistando il settimo posto in classifica e garantendosi nuovamente il diritto a disputare i playoff. Nei quarti di finale, contro Faenza, il BraccoGeas perde gara-2 di soli 2 punti, vedendo sfumare la possibilità di disputare la "bella". Grandi soddisfazioni per il presidente Mazzoleni e per tutta la società arrivano dal settore giovanile, in particolare dalle Under 15, che vivono una stagione memorabile. Allenate da Cinzia Zanotti, stella del basket azzurro negli anni ’80 divenuta responsabile del settore giovanile rossonero, le “ragazzine terribili” vincono il proprio campionato regionale a punteggio pieno, poi passano ancora da imbattute l’interzona di Arcidosso e continuano la cavalcata trionfale alle finali nazionali di Quartu Sant'Elena. Lì, battendo in finale la Reyer Venezia, si laureano il 4 luglio 2010 campioni d’Italia della categoria, senza perdere una sola partita in tutta la stagione.

2011

UN MAGICO 2011 E IL RECORD DELLE GIOVANILI

Il 2010/11 è un’annata da incorniciare sia per la prima squadra che per le giovanili. In A1 il BraccoGeas, atteso dai pronostici a un piazzamento da playoff ma nulla più, si rivela un collettivo profondo e solidissimo: azzeccate le tre nuove straniere (Haynie, Summerton e Ujhelyi), ben assortito il nucleo italiano che, accanto allo “zoccolo duro” formato dalla neo-capitana Arturi, da Crippa e da Zanon, si giova degli innesti di Wabara e Zanoni (quest’ultima un prodotto del vivaio sestese) avvenuti a metà della stagione precedente. Dopo aver ospitato a Cinisello il tradizionale “Opening Day” del campionato, una serie di imprese fuori casa, in particolare un’esaltante rimonta a Venezia (da -17 alla vittoria nell’ultimo quarto), sono il trampolino di lancio verso i primi posti per la squadra di Montini, che si classifica terza a fine stagione regolare. Posizione confermata al termine dei playoff, dopo aver eliminato la Comense in un intensissimo derby nei quarti di finale e aver ceduto onorevolmente in semifinale alle campionesse in carica di Taranto (3-1), non prima di aver vinto una partita sul loro campo. Per il Geas è il miglior risultato dal 1982. Il vivaio, abbinato al prestigioso marchio Armani Junior, regala soddisfazioni ancora maggiori. Nel giro di un mese e mezzo, il Geas si aggiudica tre scudetti giovanili, portando il totale societario a 13, che vale il primo posto con distacco fra i club di A1 e il secondo posto assoluto in Italia dietro i 14 di Vicenza in questa speciale classifica. Il primo acuto è delle Under 13, allenate da Renata Salvestrini, che si aggiudicano a Caorle il tricolore del “Join the Game” 3 contro 3. Seguono le Under 17 di Filippo Bacchini, a braccia alzate sul traguardo di Bolsena; completano la tripletta, a Bormio, le Under 15, imbattute per il secondo anno di fila sotto la guida di Cinzia Zanotti e Monica Lanzi. La fertilità delle annate dal ’94 al ’96 di casa Geas è confermata da un’estate ricca di convocazioni in azzurro per le giovani rossonere. In particolare, Martina Kacerik, Elisa Penna e Cecilia Zandalasini vincono la medaglia di bronzo agli Europei Under 16 di Cagliari. La promessa fatta da Mario Mazzoleni poche settimane dopo il suo insediamento – creare il miglior vivaio d’Italia – può dirsi mantenuta. La sfida per il futuro è tradurre questi successi in giocatrici da inserire in prima squadra: sarebbe una bella notizia per il basket italiano e un segno di continuità per il Geas, come ha testimoniato, sempre nel 2011, l’All Star Game di A1, quando in maglia azzurra si sono ritrovate in campo tutte insieme, per alcuni frangenti, ben 4 protagoniste dello scudetto Juniores 2004: Arturi (all’esordio in nazionale maggiore), Crippa, Silva e Zanoni.

2012

IL 4° PLAYOFF, DUE PASSI INDIETRO E UNO AVANTI

Nel 2011/12 il Geas mantiene una certa continuità nell’organico, confermando coach Montini e due straniere su quattro (Haynie e Summerton), più tutto il gruppo italiano eccetto Wabara. Tuttavia il Bracco non riesce a bissare i brillanti risultati dell’anno prima. Dopo un’andata sofferta (anche se resterà memorabile un derby vinto sulla Comense con un canestro di Zanon allo scadere), un miglioramento nel girone di ritorno e un buon rendimento casalingo valgono l’ingresso in zona-playoff per il quarto anno consecutivo, ma la fragilità in trasferta non permette di andare oltre l’ottavo posto. L’accoppiamento improbo con Taranto, destinata a vincere lo scudetto, porta all’eliminazione in due gare. In compenso la qualificazione (per la prima volta dal ritorno in A1) alle “final four” di Coppa Italia, dove il Geas esce in semifinale con Schio, sommata al traguardo dei playoff comunque raggiunto, consente di ritenere ottenuti gli obiettivi principali. Un’altra nota positiva arriva dal rendimento di Crippa e Zanoni, entrambe in doppia cifra di media e migliori marcatrici di squadra, nonché stabilmente nel giro della Nazionale maggiore che a giugno si qualifica agli Europei 2013. Trionfale, una volta di più, l’annata del settore giovanile: a maggio le Under 19 di Filippo Bacchini sconfiggono Venezia nella finale tricolore; il mese successivo tocca alle Under 17 di Cinzia Zanotti, contro la stessa avversaria. In entrambi i casi lo scudetto arriva senza perdere una partita in tutto l’anno. In totale il club rossonero può ora fregiarsi di 15 titoli italiani giovanili (di cui 6 sotto l’attuale gestione societaria), record assoluto. Bene anche le Under 15, che completano una tripletta di allori lombardi, anche se alle finali nazionali si fermano ai quarti. Tra luglio e agosto il Geas fornisce nuovamente abbondanza di atlete alle Nazionali giovanili: in particolare, Cecilia Zandalasini è eletta miglior giocatrice agli Europei Under 16 in cui l’Italia vince l’argento. L’estate 2012 sarà purtroppo ricordata anche per la rinuncia della società sestese all’A1: a inizio agosto viene comunicata l’impossibilità di continuare nella massima serie per problemi economici. A settembre la Federazione ricolloca il Geas nel nuovo campionato di “A3”, dove la squadra affidata a Filippo Bacchini riparte con le sue giovani, capitanate da Giulia Arturi, unica veterana rimasta. A loro il compito di riportare in alto i colori rossoneri. E l’obiettivo è subito centrato: nel 2012/13 il Paddy Power Geas comanda il suo girone dall’inizio alla fine, con 3 sole sconfitte in 22 giornate. La promozione diretta, evitando l’incognita dei playoff, viene conquistata con due turni d’anticipo dopo una gran rimonta sul campo della diretta avversaria Torino. Nel corso dell’annata si mettono in luce, di volta in volta, le ’95-96 alla loro prima esperienza “senior” e le ’93-94 già rodate con successo nella categoria la stagione precedente (in prestito a Costamasnaga), sotto la guida di Arturi che conquista la sua seconda promozione in maglia sestese, venendo poi eletta miglior giocatrice di A3 nei classici premi di Lega Basket Femminile. Il vivaio non riesce ad aggiungere scudetti ai 6 conquistati dal 2010 al 2012, ma conferma la sua eccellenza, arrivando a due finali tricolori (con le Under 19 e 17) e conquistando un poker di titoli regionali dalle U14 alle U19. Ormai abituale, ma non meno gradita, la convocazione di numerose atlete alle manifestazioni per Nazionali giovanili durante l’estate 2013, compreso il Mondiale 3 contro 3 con Zandalasini e Gambarini, quest’ultima anche eletta miglior giovane della serie A3. La storia del Geas riparte quindi da una categoria più consona, l’A2, confermando la “linea verde” del nuovo corso post-rinuncia all’A1, con coach Bacchini in panchina e Arturi capitana e leader.

2013

16° SCUDETTO GIOVANILE E RITORNO IN A1

Dopo una stagione in doppio tesseramento a Broni, per il campionato 2013/14 ritorna Zandalasini, a soli 17 anni già una giocatrice di primo piano per la categoria (sarà eletta “mvp” del girone Nord nei premi di Lega Basket). L’unico innesto da fuori è l’argentina Burani: la scommessa, ampiamente vinta, è che le giovani Gambarini, Mazzoleni e compagne siano già pronte per ruoli importanti in A2. La stagione regolare si rivela trionfale, al di là di ogni aspettativa. Imbattute fino a metà marzo, con 17 vittorie consecutive (record per l’“era moderna” del Geas) e due sconfitte solo a primato già matematico: le rossonere dominano l’A2 Nord anche più dell’A3 dell’anno prima. Esaltanti soprattutto i successi sulle tre metropoli: Genova, Torino e, in un derby che rispolvera un’antica rivalità, Milano. Il finale di stagione è purtroppo in calando. Dopo aver perso di misura la semifinale di Coppa Italia di A2 con Napoli, il Geas esce bruscamente al primo turno di playoff: 0-2 con Torino. Una delusione che però non cancella quanto di buono, anzi di ottimo, è stato compiuto durante l’anno. Pochi giorni dopo, le Under 19 di Cinzia Zanotti riconquistano lo scudetto battendo l’eterna rivale Venezia a Santarcangelo di Romagna. È l’apoteosi finale per le straordinarie ’95 (5 volte sul tetto d’Italia), mentre le ’96 avranno ancora una stagione per arricchire ulteriormente il loro palmarès. Intanto il conto societario dei tricolori giovanili vinti sale a 16, record in Italia.

2014

SODDISFAZIONI IN CASA GEAS

Anche l’estate porta soddisfazioni in casa Geas: Beatrice Barberis e Francesca Gambarini conquistano il bronzo con l’Italia agli Europei Under 20; Benedetta Bonomi e Alice Ranzini disputano i Mondiali U17; varie altre rossonere partecipano a manifestazioni continentali giovanili. A settembre 2014, una medaglia anche per la capitana Arturi, nei Mondiali universitari di 3 contro 3 in Brasile. Proprio Arturi è confermata capitana e leader della prima squadra che, nel 2014/15, rilancia la sfida in A2 con una nuova guida tecnica: Cinzia Zanotti, che dopo anni di trionfi nel vivaio si cimenta per la prima volta come capo-allenatrice senior, proprio nel club dove tanto tempo fa era cominciata la sua grande carriera da giocatrice. Zandalasini, prodotto pregiato del settore giovanile rossonero, spicca il volo verso l’A1 con le campionesse d’Italia di Schio; rimangono le altre ragazze di casa, con un anno di esperienza in più, pronte a vincere e far divertire come e più della passata stagione.

2015

CONQUISTA DELLA COPPA ITALIA A2

E le promesse vengono mantenute oltre ogni aspettativa in un trionfale 2014/15. Gli innesti di Laterza e, a stagione in corso, di Tognalini si rivelano perfettamente azzeccati per completare, insieme al gruppo di casa, una squadra straordinaria sul piano tecnico ma anche e soprattutto su quello caratteriale, come dimostra nei momenti che contano. Il secondo posto nella prima fase, dietro la classica rivale Torino, vale l'accesso alla Coppa Italia di A2: è la quarta qualificazione di fila in 3 categorie diverse per le rossonere. E stavolta arriva anche il trionfo finora mancato: a Rimini, l'8 marzo 2015, la squadra di Cinzia Zanotti (al suo primo trofeo da coach "senior") e del suo prezioso vice Rota conquista in rimonta la finale contro Ferrara, bissando l'impresa del giorno precedente contro Castel S. Pietro. Ma Arturi e compagne non si accontentano: vogliono anche la promozione. Una sconfitta a fil di sirena nell'ultima partita della seconda fase, ad Ariano Irpino, sembra complicare la strada alle sestesi, costrette ad affrontare la finale col fattore campo a sfavore. Di fronte c'è nuovamente Castel S. Pietro dell'ex stella azzurra Ballardini. La serie, al meglio delle 3 gare, vede le sorti ribaltarsi più volte, in un'altalena di emozioni. Il Geas parte alla grande, espugnando il parquet avversario con 15 punti di scarto: potrebbe quindi festeggiare in casa il ritorno in A1. Ma le bolognesi reagiscono violando un gremito "PalaNat" con le rossonere che falliscono all'ultimo secondo il canestro del supplementare. Il Geas deve quindi raccogliere tutte le energie residue e fare appello alla propria forza mentale per sbancare una seconda volta Castel S.Pietro. Ed è quello che avviene il 9 maggio in una memorabile gara-3, in cui le bolognesi vanno in fuga ma le sestesi le riprendono e le sorpassano in dirittura d'arrivo, allungando sul 50-58 finale. È il ritorno in A1 dopo 3 anni; è la doppietta Coppa-promozione; ma soprattutto è il coronamento di un percorso partito da lontano, quando le ragazzine ora diventate grandi iniziavano a collezionare titoli giovanili, allenate, fra gli altri, proprio da Cinzia Zanotti. Gran finale di una storia anche per la capitana Arturi, che 3 anni prima, quando il Geas rinunciò all'A1, avrebbe potuto rimanere nella categoria spostandosi altrove, ma scelse di restare nel suo club per riportarlo dove meritava sul campo. Al settore giovanile il 2014/15 non riserva nuovi titoli nazionali, ma in compenso ne vengono conquistati ben quattro regionali (U19-U15-U14-U13) più uno, sempre lombardo, nel "Join The Game" 3 contro 3. In estate, Lucia Decortes, classe '99, è medaglia di bronzo con la Nazionale Under 16 agli Europei. La storia del Geas in A1 riparte quindi nell'ottobre 2015 con un organico logicamente rinnovato, ma per metà composto ancora da ragazze cresciute a Sesto: Arturi, Barberis, B. Bonomi, Galli, Gambarini, Kacerik. Ad allenarle è ancora Cinzia Zanotti, che ritrova così la massima serie di cui fu protagonista assoluta da giocatrice. La stagione inizia col piede giusto: vittoria della squadra nell'"Opening Day", vittorie per il coach e la capitana nei premi di Lega Basket Femminile per i migliori di A2 dell'anno precedente.

2016

COACH E ARTURI SEMPRE TRA LE MIGLIORI

Le difficoltà, però, non tardano purtroppo ad emergere. Un organico allestito in necessaria economia risente della mancanza di una straniera per buona parte del girone d'andata e della prolungata assenza di Gambarini (alla fine costretta a saltare l'intera stagione). La formula del campionato prevede la retrocessione diretta per le ultime due e i playoff dal terzultimo posto in su: per tutto l'anno il Geas oscilla tra "paradiso" e "inferno", alternando prove orgogliose a sconfitte inevitabili contro le grandi e qualche costoso cedimento in scontri diretti. Si arriva così alla penultima giornata con una sorta di spareggio per la salvezza sul campo di Vigarano. L'esito è negativo per i colori rossoneri, e dunque il ritorno nella massima serie dura soltanto un anno. Grandi soddisfazioni, invece, arrivano come sempre dal settore giovanile, in particolare dal "Join the Game" 3 contro 3. Entrambi i titoli nazionali in palio, U13 e U14, vengono conquistati dai quartetti Geas nelle finali di Jesolo, portando così a 18 il conto degli scudetti nella bacheca sestese, nuovo record d'Italia. I titoli regionali U16 Elite e U14, oltre ovviamente ai due del "Join" necessari per qualificarsi all'ultima fase, arricchiscono il palmarès di un vivaio che gioisce nuovamente per una serie di convocazioni in azzurro durante l'estate. Conquistano la medaglia l'argento Lucia Decortes ai Mondiali under 17 e Martina Kacerik (insieme all'ex Zandalasini) agli Europei under 20. A ottobre 2016 il Geas riparte dall'A2, con l'obiettivo di replicare le ultime brillanti annate in questa categoria. Ma anche di consolidare la società, che non nasconde, per bocca del presidente Mazzoleni, i suoi problemi economici e la necessità di trovare aiuti concreti per consentire alle giocatrici di oggi e di domani di scrivere altre pagine di questa gloriosa storia.